martedì 23 settembre 2008
lunedì 22 settembre 2008
Terra in rosso eaurite le risorse del 2008!!!!
Da domani viaggeremo con i conti in rosso, consumeremo più risorse di quelle che la natura fornisce in modo rinnovabile. Ci stiamo mangiando il capitale biologico accumulato in oltre tre miliardi di anni di evoluzione della vita: nemmeno un super intervento come quello del governo degli Stati Uniti per tappare i buchi delle banche americane basterebbe a riequilibrare il nostro rapporto con il pianeta. Il 23 settembre è l'Earth Overshoot Day: l'ora della bancarotta ecologica.
Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti.
Il 23 settembre non è una scadenza fissa. Per millenni l'impatto dell'umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all'azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione (il Novecento è cominciato con 1,6 miliardi di esseri umani e si è concluso con 6 miliardi di esseri umani) e con la crescita dei consumi (quelli energetici sono aumentati di 16 volte durante il secolo scorso) il quadro è cambiato in tempi che, dal punto di vista della storia geologica, rappresentano una frazione di secondo.
Nel 1961 metà della Terra era sufficiente per soddisfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l'umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.
Nel 1995 la fase del sovraconsumo aveva già mangiato più di un mese di calendario: a partire dal 21 novembre la quantità di legname, fibre, animali, verdure divorati andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi; il prelievo cominciava a divorare il capitale a disposizione, in un circuito vizioso che riduce gli utili a disposizione e costringe ad anticipare sempre più il momento del debito.
Nel 2005 l'Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre. Quest'anno siamo già al 23 settembre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.
E, visto che è difficile ipotizzare per quell'epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovraconsumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell'industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell'illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti.
Ma anche gli stili di vita giocano un ruolo rilevante. Per convincersene basta confrontare il debito ecologico di paesi in cui i livelli di benessere sono simili. Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero 5,4 Terre. Con lo stile Regno Unito si scende a 3,1 Terre. Con la Germania a 2,5. Con l'Italia a 2,2.
"Abbiamo un debito ecologico pari a meno della metà di quello degli States anche per il nostro attaccamento alle radici della produzione tradizionale e per la leadership nel campo dell'agricoltura biologica, quella a minor impatto ambientale", spiega Roberto Brambilla, della rete Lilliput che, assieme al Wwf, cura la diffusione dei calcoli dell'impronta ecologica. "Ma anche per noi la strada verso l'obiettivo della sostenibilità è lunga: servono meno opere dannose come il Ponte sullo Stretto e più riforestazione per ridurre le emissioni serra e le frane".
Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti.
Il 23 settembre non è una scadenza fissa. Per millenni l'impatto dell'umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all'azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione (il Novecento è cominciato con 1,6 miliardi di esseri umani e si è concluso con 6 miliardi di esseri umani) e con la crescita dei consumi (quelli energetici sono aumentati di 16 volte durante il secolo scorso) il quadro è cambiato in tempi che, dal punto di vista della storia geologica, rappresentano una frazione di secondo.
Nel 1961 metà della Terra era sufficiente per soddisfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l'umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.
Nel 1995 la fase del sovraconsumo aveva già mangiato più di un mese di calendario: a partire dal 21 novembre la quantità di legname, fibre, animali, verdure divorati andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi; il prelievo cominciava a divorare il capitale a disposizione, in un circuito vizioso che riduce gli utili a disposizione e costringe ad anticipare sempre più il momento del debito.
Nel 2005 l'Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre. Quest'anno siamo già al 23 settembre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.
E, visto che è difficile ipotizzare per quell'epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovraconsumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell'industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell'illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti.
Ma anche gli stili di vita giocano un ruolo rilevante. Per convincersene basta confrontare il debito ecologico di paesi in cui i livelli di benessere sono simili. Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero 5,4 Terre. Con lo stile Regno Unito si scende a 3,1 Terre. Con la Germania a 2,5. Con l'Italia a 2,2.
"Abbiamo un debito ecologico pari a meno della metà di quello degli States anche per il nostro attaccamento alle radici della produzione tradizionale e per la leadership nel campo dell'agricoltura biologica, quella a minor impatto ambientale", spiega Roberto Brambilla, della rete Lilliput che, assieme al Wwf, cura la diffusione dei calcoli dell'impronta ecologica. "Ma anche per noi la strada verso l'obiettivo della sostenibilità è lunga: servono meno opere dannose come il Ponte sullo Stretto e più riforestazione per ridurre le emissioni serra e le frane".
domenica 14 settembre 2008
Werbale di Circolo 10/09/2008 - Bis
wersione riveduta e corretta da Enrico
O.d.g: Riepilogo situazione amministrative nei rispettivi comuni;
Tematiche di formazione e incontri pubblici;
Possibilità di avere una sede;
Tesseramento.
Riepilogo situazione amministrative nei rispettivi comuni:
Sandrigo: Paolo Fontana è stato nominato referente per il Comune di Sandrigo, come Annarita Costa per Bressanvido e Giovanni Segato con Baù Wanda per Pozzoleone, per dare possibilità a Enrico Balasso di volgere il compito di Coordinatore, ora anche di zona in maniera più snella in vista delle prossime amministrative.
Bressanvido: prossimo incontro martedì.
1 ottobre: assemblea pubblica su problemi viabilità con Rizzato.
(storia del parcheggio spostato e suddiviso in zone più scomode per favorire
speculazioni edilizie.)
Pozzoleone: C’è stato un incontro per formare una lista civica, ma non si sa bene cosa se ne farà.
Tematiche di formazione e incontri pubblici:
Presentato il volantino sugli incontri di Asiago il 20/21 settembre.
Proposta: incontrarsi non più come circolo allargato ma per aree comunali, per favorire la preparazione delle amministrative; incontri solo per coordinatori per decidere di volta in volta le tematiche di formazione.
Esempio: Ogni 2 settimane: ritrovo coordinatori
Ogni mese: circolo allargato (itinerante – argomenti di formazione)
Ogni 1 o 2 settimane: incontri comunali per preparazione amministrative.
Servono anche incontri su “tematiche di ampio respiro” (es: immigrazione/razzismo), ma è soprattutto fondamentale in vista amministrative avere le conoscenze necessarie per partecipare ad un consiglio comunale (lettura del bilancio ecc.)
Per tematiche più generali, si potrebbero promuovere incontri a livello provinciale o di collegio, con esperti e personaggi “in vista” del partito (es.Finocchiaro)
Possibilità di avere una sede:
Non sono state trovate ancora proposte a questo scopo, è stato comunque valutato che, pur non essendo una priorità, sarebbe bello e importante avere una sede
Intanto, è stato proposto di fare richiesta in comune per destinare la stanza attualmente in uso in ex caserma come “sede” delle varie liste, ognuna con il proprio armadio in cui tenere il materiale. Tra l’altro, si tratterebbe della sua originaria destinazione…
A Bressanvido si potrebbe fare la stessa cosa per la sala polivalente.
Tesseramento:
Da più parti sono arrivate richieste di rassicurazioni sulle intenzioni del partito riguardo a temi caldi (posizione da tenere rispetto a varie iniziative nefaste del governo, uso delle primarie prima delle europee, ecc.)
Il costo del tesseramento è di € 15,00 minimo di cui € 10,00 a tessera andrà al coordinamento provinciale.
Lo stile sarà: “La campagna di tesseramento non avverrà porta a porta, ma su richiesta degli interessati durante apposite occasioni”.
La tessera è valida per il periodo 2008/2009, e dà diritto a partecipare ai congressi e a tutte le decisioni di partito.
O.d.g: Riepilogo situazione amministrative nei rispettivi comuni;
Tematiche di formazione e incontri pubblici;
Possibilità di avere una sede;
Tesseramento.
Riepilogo situazione amministrative nei rispettivi comuni:
Sandrigo: Paolo Fontana è stato nominato referente per il Comune di Sandrigo, come Annarita Costa per Bressanvido e Giovanni Segato con Baù Wanda per Pozzoleone, per dare possibilità a Enrico Balasso di volgere il compito di Coordinatore, ora anche di zona in maniera più snella in vista delle prossime amministrative.
Bressanvido: prossimo incontro martedì.
1 ottobre: assemblea pubblica su problemi viabilità con Rizzato.
(storia del parcheggio spostato e suddiviso in zone più scomode per favorire
speculazioni edilizie.)
Pozzoleone: C’è stato un incontro per formare una lista civica, ma non si sa bene cosa se ne farà.
Tematiche di formazione e incontri pubblici:
Presentato il volantino sugli incontri di Asiago il 20/21 settembre.
Proposta: incontrarsi non più come circolo allargato ma per aree comunali, per favorire la preparazione delle amministrative; incontri solo per coordinatori per decidere di volta in volta le tematiche di formazione.
Esempio: Ogni 2 settimane: ritrovo coordinatori
Ogni mese: circolo allargato (itinerante – argomenti di formazione)
Ogni 1 o 2 settimane: incontri comunali per preparazione amministrative.
Servono anche incontri su “tematiche di ampio respiro” (es: immigrazione/razzismo), ma è soprattutto fondamentale in vista amministrative avere le conoscenze necessarie per partecipare ad un consiglio comunale (lettura del bilancio ecc.)
Per tematiche più generali, si potrebbero promuovere incontri a livello provinciale o di collegio, con esperti e personaggi “in vista” del partito (es.Finocchiaro)
Possibilità di avere una sede:
Non sono state trovate ancora proposte a questo scopo, è stato comunque valutato che, pur non essendo una priorità, sarebbe bello e importante avere una sede
Intanto, è stato proposto di fare richiesta in comune per destinare la stanza attualmente in uso in ex caserma come “sede” delle varie liste, ognuna con il proprio armadio in cui tenere il materiale. Tra l’altro, si tratterebbe della sua originaria destinazione…
A Bressanvido si potrebbe fare la stessa cosa per la sala polivalente.
Tesseramento:
Da più parti sono arrivate richieste di rassicurazioni sulle intenzioni del partito riguardo a temi caldi (posizione da tenere rispetto a varie iniziative nefaste del governo, uso delle primarie prima delle europee, ecc.)
Il costo del tesseramento è di € 15,00 minimo di cui € 10,00 a tessera andrà al coordinamento provinciale.
Lo stile sarà: “La campagna di tesseramento non avverrà porta a porta, ma su richiesta degli interessati durante apposite occasioni”.
La tessera è valida per il periodo 2008/2009, e dà diritto a partecipare ai congressi e a tutte le decisioni di partito.
venerdì 22 agosto 2008
Contro il tramonto dell'università italiana
Sentite qui che cosa dicono all'Università degli Studi di Catania: è una petizione.
In linea con le posizioni assunte dalle maggiori organizzazioni garanti dell'istruzione e della cultura italiana – prima tra tutte la CRUI, Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – reputiamo assolutamente disastroso e, quindi, inaccettabile il decreto legge del 25 giugno 2008 n. 112 (inserito nella Finanziaria 2009). In alcuni articoli di tale decreto (artt. 16, 17, 66, 67, 69, 74) vengono drasticamente e inopportunamente tagliati i finanziamenti alla ricerca, ridotti gli stipendi reali dei docenti universitari, costrette alla probabile (laddove inevitabile) bancarotta e chiusura numerose Facoltà universitarie e scuole, ridotti il personale docente e quello amministrativo di quattro quinti, indirettamente ma concretamente minacciate la libertà di pensiero e di espressione, reso difficilissimo se non impossibile l'inserimento di giovani dottori nel mondo della scuola e dell'università.
A colpire sono tanto il silenzio della stampa e dei media istituzionali quanto l'ipocrita titolo del decreto ("Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria") che riduce formazione e ricerca a sole voci di spesa e di spreco, ignorando la necessità per ogni società avanzata di investire sui giovani e sulle loro intelligenze.
Nel Documento approvato all'unanimità dall'Assemblea straordinaria del 3 luglio 2008 la CRUI manifesta «vivo allarme e preoccupazione» per questo «sostanziale progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità», che avrà come inevitabile conseguenza per i singoli atenei – secondo le dichiarazioni del Presidente Decleva – l'aumento delle «entrate proprie, ivi comprese le contribuzioni studentesche». La mozione approvata dalla successiva Assemblea generale CRUI del 24 luglio 2008 ribadisce che «il Paese deve sapere che con tale misura, se mantenuta e non modificata, si determinerà una condizione finanziaria del tutto incontrollabile e ingestibile, con effetti dirompenti per gli atenei. Si renderà sempre più difficile l'ingresso nei ruoli di giovani di valore; peggiorerà il livello di funzionalità delle Università».
Di fronte a tali prospettive, esprimiamo la gravissima preoccupazione per il futuro nostro e collettivo, ribadiamo una chiara presa di posizione contraria al decreto e proponiamo agli organi competenti dell'Università di Catania quanto segue:
1. di sospendere l'avvio del nuovo anno accademico (quindi lezioni, esami e sessioni di laurea) informando i propri studenti e personale amministrativo della situazione in sedi opportunamente stabilite;
2. di non approvare i bilanci preventivi in mancanza delle adeguate risorse economiche, in segno di netta protesta;
3. di organizzare un preciso e concreto calendario di iniziative di mobilitazione.
Nelle suddette proposte ci rifacciamo agli ormai numerosissimi interventi pubblici di Senati accademici, Facoltà, Organizzazioni di docenti e singoli accademici che invitano Presidi e Rettori ad avvalersi delle proprie prerogative istituzionali per arginare gli effetti disastrosi del DL 112. Iniziative dure ma necessarie per fare tutto ciò che è nelle possibilità dell'Università italiana al fine di evitare il risultato ultimo di una «Manovra dirompente e non sopportabile» (Documento CRUI del 3 luglio): il proprio tramonto.
A colpire sono tanto il silenzio della stampa e dei media istituzionali quanto l'ipocrita titolo del decreto ("Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria") che riduce formazione e ricerca a sole voci di spesa e di spreco, ignorando la necessità per ogni società avanzata di investire sui giovani e sulle loro intelligenze.
Nel Documento approvato all'unanimità dall'Assemblea straordinaria del 3 luglio 2008 la CRUI manifesta «vivo allarme e preoccupazione» per questo «sostanziale progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità», che avrà come inevitabile conseguenza per i singoli atenei – secondo le dichiarazioni del Presidente Decleva – l'aumento delle «entrate proprie, ivi comprese le contribuzioni studentesche». La mozione approvata dalla successiva Assemblea generale CRUI del 24 luglio 2008 ribadisce che «il Paese deve sapere che con tale misura, se mantenuta e non modificata, si determinerà una condizione finanziaria del tutto incontrollabile e ingestibile, con effetti dirompenti per gli atenei. Si renderà sempre più difficile l'ingresso nei ruoli di giovani di valore; peggiorerà il livello di funzionalità delle Università».
Di fronte a tali prospettive, esprimiamo la gravissima preoccupazione per il futuro nostro e collettivo, ribadiamo una chiara presa di posizione contraria al decreto e proponiamo agli organi competenti dell'Università di Catania quanto segue:
1. di sospendere l'avvio del nuovo anno accademico (quindi lezioni, esami e sessioni di laurea) informando i propri studenti e personale amministrativo della situazione in sedi opportunamente stabilite;
2. di non approvare i bilanci preventivi in mancanza delle adeguate risorse economiche, in segno di netta protesta;
3. di organizzare un preciso e concreto calendario di iniziative di mobilitazione.
Nelle suddette proposte ci rifacciamo agli ormai numerosissimi interventi pubblici di Senati accademici, Facoltà, Organizzazioni di docenti e singoli accademici che invitano Presidi e Rettori ad avvalersi delle proprie prerogative istituzionali per arginare gli effetti disastrosi del DL 112. Iniziative dure ma necessarie per fare tutto ciò che è nelle possibilità dell'Università italiana al fine di evitare il risultato ultimo di una «Manovra dirompente e non sopportabile» (Documento CRUI del 3 luglio): il proprio tramonto.
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