venerdì 30 maggio 2008

Ancora sul nucleare

Visto che ho già inserito un post sull'argomento forse vi sembrerò un po' fissato, ma vi invito leggere questo interessante articolo che ho trovato sul sito del WWF.
Mentre quello che ho scritto sull'altro post sono solo alcune cose che avevo sentito dire, quanto riportato nell'articolo del wwf è il risultato di una ricerca approfondita condotta da Greenpeace assieme a Legambiente e WWF, quindi molto più appropriato per sostenere che il nucleare non se po' fà.
Bè poi un altro articolo su questo tema sarebbe qui, ma forse sarete stanchi di leggere!

Frecce tricolori, uccelli e Mediaset

2 ° INTERVENTO (BREVE) DI GIOVANNI BACHELET
(nel corso dell'ostruzionismo sull'emendamento "salva Rete 4" - seduta del 28/5)

Signor Presidente, anzitutto grazie per il cordoglio per la morte di Giuntella espresso alla fine del mio intervento giovedì scorso. Poi un ricordo: quand'ero il suo sfidante al collegio Prati-Delle Vittorie di Roma, dodici anni fa, lei portava una spilla delle Frecce Tricolori. Ad uno sciocco della mia parte politica che la definiva un'esibizione fascista dissi: «Lo sai? Quasi quasi mi faccio regalare una spilla così anch'io». Gli spiegai che tanto il suo impegno politico, signor Presidente, quanto il mio, erano mossi dal superiore interesse della nostra cara Italia, come la chiamò una volta Enrico Berlinguer. Ieri il Ministro Vito ha detto che se il governo è battuto sugli uccelli non c'è un significato politico. D'accordo: ma se poi si scoprisse che anche pesca, cioccolato, discriminazioni sul lavoro e giardini zoologici non contano politicamente, perché politicamente, per questa maggioranza, conta solo la salvezza di Retequattro, allora sarebbe lecito dubitare che non l'interesse dell'Italia e nemmeno della Padania, ma solo quello di Arcore e dintorni rappresenti la molla ultima dell'azione politica di questa maggioranza. Signor Presidente, ho nostalgia della sua spilla; e perciò conservo la speranza che non solo sugli uccelli, ma anche su Retequattro, qualcuno della maggioranza si assenti, dimostrando di amare l'Italia piú di Mediaset.

Operari sequitur esse

Operari sequitur esse,
ergo unde esse inde operari

"L’agire è effetto dell’essere,
ogni comportamento è dunque
conseguenza di ciò che si è"

Arthur Schopenhauer

E dunque?

e dunque, mio dolce, tradotto in politichese vuol dire siamo quello che dimostriamo, non altro; non possiamo avere una società che non rifletta l'essenza dei consociati: se vogliamo un'Italia giusta dobbiamo essere equi noi per primi, se vogliamo un'Italia pulita dobbiamo essere trasparenti, se vogliamo un'Italia laica dobbiamo essere plurali, e via dicendo... SIAMO CIÒ CHE FACCIAMO e la politica è lo specchio della società, se Berlusconi è al potere è colpa dell'assenza di riferimenti morali nella quale si sta spingendo la nostra società, oltre che della manipolazione dell'informazione e dello stato di paura sociale da egli stesso fomentato.

Daniele

domenica 25 maggio 2008

Chiaiano Autoritarismo non Fermezza

Inserisco una testimonianza che ho trovato su PDnetwork su quanto è successo a Chiaiano.

Queste sono le testimonianze dal posto:

va bene il dialogo, ma la VIOLENZA NO!

"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra. Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio.
Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi.
La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare.
Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".
Elisa Di Guida, docente di Storia e Filosofia - Napoli